QUANDO L'OSSESSIONE PER IL CIBO SI MUOVE A PASSO DI DANZA

Lo dicono i numeri: per una sottopopolazione femminile lo sport può rappresentare un fattore di rischio per uno sviluppo del disordine alimentare. Tanto più in quelle attività in cui il controllo del peso è uno degli elementi utili per migliorare le performance. Ecco allora che il progetto messo a punto dal Centro pilota regionale piemontese per lo studio e la cura dei Dca dell'Aou San Giovanni Battista-Molinette di Torino, diretto da Secondo Fassino, punta a portare la prevenzione nella danza, considerata uno degli sport più a rischio .

Il piano torinese passa in rassegna diverse ricerche che conducono tutte a una identica conclusione. << La maggioranza delle danzatrici ha un disturbo alimentare conclamato o sottosoglia - si legge nel progetto-. Inoltre lo svolgimento di un'attività di danza nell'infanzia e nell'adolescenza aumenta il rischio di sviluppare bulimia, anche dopo la fine dell'attività>>.

L'intervento si articolerà in più tappe e sarà diretto a un gruppo di scuole piemontesi disposte a partecipare al progetto. Il fine è chiaro: individuare e trasmettere degli struenti che consentano agli operatori del mondo della danza di intercettare il disturbo. Ma, per raggiungere questo risultato, il progetto prevede innanzitutto un lavoro di analisi sulle allieve e insegnanti per fotografare, da un lato, la pesenza di problematiche alimentari e di disagio psicologico, e, dall'altro, per valutare il grado iniziale di formazione e consapevolezza degli insegnanti. Successivamente saranno testate diverse modalità formative con gli adulti per scegliere la tecnica più efficace.

Un tassello indispensabile per garantire massima efficacia al programma di prevenzione. I cui effetti saranno però misurati in un secondo momento per monitorare la tenuta dell'intervento. Ed estenderlo, se possibile, anche ai nuovi gruppi.

 

Il Sole 24 Ore Sanità 8-14 Aprile 2008

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