SPAZIO GENITORI

SPAZIO GENITORI

I disturbi alimentari condizionano profondamente la vita della famiglia del soggetto che ne è portatore e i genitori si ritrovano spesso completamente impreparati  ad affrontare i problemi  connessi  alla manifestazione dei sintomi del disturbo.

I sentimenti che prevalgono nel momento in cui ci si rende conto di trovarsi di fronte ad un problema grave ed urgente che potrebbe porre a rischio la stessa sopravvivenza della/o ragazza/o che ne è portatrice/portatore sono lo sgomento, la rabbia, l’angoscia, l’auto-colpevolizzazione e la ricerca di un colpevole all’esterno (tra gli amici o nei messaggi offerti dai mass-media).
La reazione immediata è spesso quella di chiusura verso l’ambiente esterno.
Ci si ritrova addolorati e feriti, chiedendosi in cosa si è sbagliato e vivendo il disagio del figlio come un insulto agli sforzi fatti per la sua crescita e come un attacco alla propria immagine di genitori.
Questo conduce spesso ad occuparsi di più di se stessi o di quello che potrebbero pensare gli altri rispetto al problema che si è generato.
Il risultato è l’innescarsi di una spirale negativa in cui ci si ritrova da un parte, a spendere molte energie all’interno della famiglia tentando di risolvere il problema senza avere a disposizione degli strumenti nuovi per affrontarlo e finendo con il colpevolizzare il portatore del disturbo e con lo scaricare su di lui e su altri membri della famiglia aggressività, dall’altra nella impossibilità di recuperare energie dall’esterno perché il portare il disagio al di fuori delle mura domestiche è considerato troppo doloroso e motivo di vergogna.
Cosa possono fare i genitori stretti far queste due morse?

  • Innanzi tutto è necessario mantenere la calma e non spendere energie nella ricerca di colpevoli: non è utile e contribuisce solo ad alimentare il clima di tensione interno;
  • Cercare un dialogo con la/il figlia/o facendogli sentire la vostra vicinanza;
  • Cercare il momento di maggiore calma per avvicinarla/o;
  • Rivolgergli domande aperte (es.: non “ti piace andare a scuola” ma “come ti senti ad andare a scuola”). Questo permette di aprire una conversazione, evitando di ricevere risposte Si/No.
  • Mostrarsi sinceramente interessati al suo disagio e ai motivi che possono averlo causato;
  • Evitare di schernire o ridicolizzare la ragazza/il ragazzo e di sminuire in qualsiasi modo la situazione e la sua sofferenza;
  • Non esprimete giudizi;
  • Siate pronti a tollerare l’aggressività che vi sarà rivolta contro senza reagire;
  • Non concentrate la conversazione sul cibo e sul peso, non sono quelli i veri problemi;
  • Non discutete a tavola sul rifiuto del cibo: il pasto non deve diventare una guerra;
  • Siate pazienti. Quello che per voi è un problema chiaro e di facile soluzione potrebbe non esserlo per vostra/o figlia/o;
  • Non ignorate il problema pensando che si risolverà da solo;
  • Non iniziate a controllare tutti i movimenti di vostra/o figlia/o, dategli fiducia;
  • Non controllatene costantemente il peso;
  • Cercate di accrescere l’autostima di vostra/o figlia/o lodandola/o;
  • Incoraggiatela/o ad avere uno stile di vita indipendente;
  • Evitate di pretendere che consegua risultati eccellenti o che sia perfetta/o;
  • Non accettate di cambiare le vostre abitudini alimentari per adeguarle a quelle della figlia/figlio;
  • Non accettate di comprare i specifici alimenti che lei/lui desiderano;
  • Non accettate che cucini per tutta la famiglia;
  • Tollerate gli atteggiamenti bizzarri;
  • Se ha l’abitudine di chiudersi nella sua stanza per mangiare cercate di invitarla/o a tavola senza imporvi;
  • Non rinunciate alle vostre abitudini di vita ed ad uscire per stare vicino a lei/lui;
  • Non dimenticatevi di dare attenzione ai fratelli e alle sorelle che non soffrono dello stesso problema;
  • Cercate aiuto all’esterno: rivolgetevi a degli specialisti;
  • Collaborate con gli specialisti;
  • Parlate del problema con il medico di base;
  • Convincete vostra/o figlia/o a farsi aiutare;
  • Cercate sostegno per voi stessi sia parallelamente al sostegno che riceverà vostra/o figlia/o sia indipendentemente da esso (nel caso in cui otteneste un rifiuto sul tema dell’aiuto).

Se invece sei un’amica/o:

  • Ascolta la/il tua/o amica/o senza esprimere giudizi sulla sua condotta;
  • Non costringerla a mangiare;
  • Incoraggiala a chiedere aiuto;
  • Evita le etichette: “lo sapevo che eri anoressica!”;
  • Scegli un momento di calma per parlare della situazione, quando sai che non sarete interrotti;
  • Descrivile/gli il suo comportamento per come appare all’esterno sottolineando la tua preoccupazione per la su sofferenza;
  • Rassicurala/o: non è da sola/o, ha te per parlarne!;
  • Evitate di diventare il suo unico punto di riferimento.

Se sei un insegnante:

  • Dai maggiore ascolto e attenzione alla/al ragazza/o che mostra di avere dei problemi;
  • Lavora sulla sua autostima;
  • Sensibilizza anche gli altri docenti;
  • Aiutalo a prendere consapevolezza del suo malessere;
  • Indirizzala/o verso un professionista che la/lo possa aiutare.

COSA OSSERVARE:

  • Perdita di peso, fluttuazioni nel peso, incapacità di  aumentare di peso con la crescita;
  • Depressione;
  • Chiusura nei rapporti interpersonali;
  • Ossessione per il cibo;
  • Ossessione per il corpo;
  • Preoccupazione per la preparazione dei pasti e per far sì che gli altri mangino;
  • Tendenza a consumare i pasti in solitudine;
  • Segretezza sul cibo;
  • Tendenza ad accumulare cibo;
  • Paura di perdere il controllo sul mangiare;
  • Irritabilità e sbalzi d’umore;
  • Mancata comparsa o cessazione delle mestruazioni;
  • Osservare se passa ore davanti allo specchio (in particolare se l’attenzione viene concentrata su cosce, glutei e addome per le ragazze);
  • Osservare se il cibo è usato in modo provocatorio per protesta contro la dipendenza dai genitori.

COSA FARE:

  • Non dare troppa importanza alla linea e al corpo;
  • Comprendere cosa c’è dietro ad un interesse o ad un’attività fisica;
  • Allarmarsi se si pesa più volte al giorno;
  • Evitare di imporre studio eccessivo.

Per riuscire a superare i momenti di difficoltà è fondamentale avere altri attorno a sé  con i quali condividere le proprie sofferenze e le proprie debolezze.

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I GRUPPI DI AUTO-AIUTO

I gruppi di auto - aiuto sono dei piccoli gruppi di persone che condividono la stessa situazione di vita o le stesse difficoltà.
Si costituiscono volontariamente per cercare di soddisfare un bisogno, superare un problema, ottenere un cambiamento, condividere una sofferenza.
La funzione dei gruppi di auto aiuto è quindi quella di offrire un supporto:

  • Emotivo
  • Affettivo
  • Informativo
  • Materiale

Il termine auto-aiuto sta ad indicare la possibilità di offrire e ricevere aiuto reciproco da altre persone che si insegnano vicendevolmente come affrontare esperienze comuni.
In questi gruppi si vive una condizione di parità e di scambio nella quale si esce dalla passività per diventare soggetti attivi.
La possibilità di offrire aiuto ad un altro in difficoltà, infatti, accresce l’autostima e riduce il senso di impotenza di fronte alle situazioni.
Il risultato finale è la creazione di un piccolo sistema sociale in cui i partecipanti smettono di essere portatori di qualche disagio  per diventare i membri di una rete quasi familiare.
Il clima degli incontri è accogliente e informale: i partecipanti possono mettere a nudo ansie e paure senza essere giudicati e ricevendo in cambio sostegno emotivo.
Il tema di discussione degli incontri può essere libero oppure strutturato, in base a quelle che sono le esigenze del gruppo.
La cadenza degli incontri può variare da una volata a settimana a una volta ogni due settimane.
Nel gruppo è prevista la figura di un facilitatore (un professionista o un membro esperto de gruppo) che modera la discussione assicurandosi che tutti abbiano i giusti spazi per intervenire e che rispettino le regole che il gruppo si è dato.
Le regole basillari per il funzionamento di un gruppo di auto-aiuto sono:

  1. Tutto ciò che verrà detto nel gruppo, resterà nel gruppo
  2. Chi non se la sente ancora di parlare, non è obbligato a farlo, non subirà alcuna pressione in tal senso, né verrà giudicato negativamente per questo motivo, semplicemente "regalerà" le sue confidenze in un altro momento. Tutti hanno i propri tempi e le proprie necessità.
  3. Nessuno verrà criticato per quello che fa o non fa, presente o assente che sia.

Il gruppo di auto-aiuto consente a chi sta affrontando un momento di difficoltà di sentirsi meno solo, “stupido” o “cattivo” .
Questo tipo di gruppo è quindi fondamentale per sostenere chi si trova a dover affrontare la lunga e grave sfida dei disturbi del comportamneto alimentare.

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